Pensavate che fossi sparito? Si, in effetti lo sono. La mia bicicletta non solca più le larghe piste ciclabili che attraversano la città e non devo più preoccuparmi di salire in metropolitana senza biglietto. Non posso nemmeno più acquistare birre e bevande economiche a tutte le ore del giorno e della notte. Qui in Italia le mie interazioni sociali sono inscindibilmente collegate all’utilizzo dell’automobile. E questo non mi piace affatto. Sono ritornato nella patria delle birre costose e degli etilometri nascosti tra i cespugli. Non siate illusi, e nemmeno moralisti, il divertimento nella società dei consumi è strutturalmente collegato alla volontà di allentare i propri freni inibitori, che sia con l’alcohol o con la droga. Più l’offerta culturale e sociale è bassa, più sentiamo l’esigenza di perdere il nostro controllo, di aggirare il peso della microritualità. La soglia delle nostre emozioni si sposta sempre più in alto, e questa ascesa è destinata ad incrementarsi nel tempo. Cerchiamo un divertimento economico, possibilmente senza utilizzare troppe energie per raggiungerlo. Ma è davvero divertimento questo? Oppure è un modo come un altro per annebbiarci e riempire un vuoto destinato a riaprirsi dopo poche ore? Sostituiamo in maniera automatica i rapporti umani con facebook, il sesso con la pornografia, i ragionamenti con wikipedia. E non prestiamo attenzione, o sempre troppo poca per comprendere appieno la realtà che ci circonda. Ho passato una vita a dare un’identità alle mie espressioni artistiche, e nessuno, o quasi, credo se ne sia mai accorto. Ho passato una prima fase, piuttosto immatura, in cui sottovalutavo le persone, e il loro grado di profondità per capire il mio operato. In sostanza ‘se non mi capisci è colpa tua’. Ho attraversato poi una seconda fase di profonda autocritica, senza mai capire realmente dove stessi sbagliando. La terza fase, ovvero quella che sto vivendo, è una lucida e piuttosto cinica analisi sulla natura umana. Una sorta di critica di carattere strutturale. Ho compreso che l’interesse che ci spinge verso un prodotto o un’espressione artistica è generato dall’hype e dal contesto piuttosto che dal contenuto in se. Non ci soffermiamo a ricercare l’essenza delle cose, ma ci fermiamo al contorno. Il senso di tristezza e frustrazione è svanito e ha lasciato il posto ad una profonda autoconsapevolezza dei limiti umani. Per questo dovremmo accettare i difetti di alcune persone in funzione del fatto che sono umane. Dovremmo accettare l’egoismo, l’incostanza, l’infedeltà per il semplice fatto che esistono in natura, perciò sono reali. E’ profondamente difficile, ma è il primo passo per la consapevolezza di noi stessi. O forse sbaglio, perchè nascondere a noi stessi la verità e la nostra natura di ‘animali sociali’ ci permette di credere nell’amore eterno, nei rapporti umani disinteressati e nella felicità incondizionata.
Freedom is O.K.
Lost in Downtown (The Beastie Boys re-works)
Swanism (EP)
The last swan (EP)
Stanze (EP)
Habitat exclusive mix
Mixology exclusive mix
Blaluca Mixtape
Wood Metal Microchip (mix)
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i tuoi post sono meglio dell’erba
completamente d’accordo!
Credo che non siano sparite le esigenze di approfondimento delle persone, si sono attutite le percezioni delle emozioni (e in questo intendo positive e negative) in ragione del vuoto di esigenza comunicativa che ci circonda, spesso non si parla più perchè non se ne vedono i motivi. Forse le persone sono relegate a cercare questi spazi in ambito privato…scrivendo, costruendo le proprie cose.
L’aumento esponenziale del flusso informativo ne ha svilito contenuti, i silenzi non sono ammessi, annoiarsi è proibito, roba da perdenti.
Poco fa un mio paziente (e lavoro in psichiatria) rispose a una mia domanda sul perchè non volesse cercare un lavoro: “Lavorare per cosa..per poter pagare più cose?” in effetti il mondo ci chiede solo di pagare e, se possibile, sgombrare in fretta il tavolino