E’ un estate all’insegna della ricerca. Sto assimilando gradualmente i segreti della magica arte del djing. Mi ero promesso a inizio estate di ritagliare un pò di tempo per me stesso e per le persone a cui voglio bene, e invece passo le serate a spaccarmi la schiena sui giradischi e le mattinate a cercare di ristabilire il mio ph naturale. La penultima settimana ho sfiorato il mio record personale suonando praticamente tutte le sere: festa dell’arte libera, arena delle balle di paglia e Hanabi insieme agli amici Saroos da Berlino. E ogni volta che suono metto in tasca una scoperta o una conferma nuova (oltre a qualche bigliettone). Alla festa dell’arte libera, organizzata dall’amico Vis, ho avuto la conferma, come se ce ne fosse bisogno, che i migliori organizzatori di eventi sono gli artisti stessi, perchè sono in grado per primi di capire le tue necessità. E non parlo di frutta nei camerini o alberghi a cinque stelle. Parlo di umanità, correttezza e disponibilità. All’arena delle balle paglia ho capito come la determinazione di un gruppo di signori di mezza età possa mettere in piedi una delle migliori cose che ho visto nascere da queste parti. L’Hanabi invece è la mia residenza estiva; qui sto sperimentando nuove proposte musicali per l’estate. Oltre al lato oscuro dello StevemcQueen, evento ormai di culto per gli amanti dell’ hip hop, sto confezionando ottimi aperitivi a base di ‘musica che mi piace’. Il sabato pomeriggio, verso le diciannove, prendono vita lunghe sessioni musicali che spaziano dal funk al blues, dal soul al jazz. Dovreste farci un salto qui. Se vi interessa la musica di qualità, l’Hanabi è senza dubbio la cosa migliore che c’è da queste parti. Dico questo senza alcuna forma di piaggeria o servilismo. Qui mi sento davvero libero di esprimermi.
La vera ricerca di questa estate consiste però nella capacità, che sto pian piano affinando, di leggere le situazioni in cui mi trovo a suonare. Questo è senza dubbio il primo passo per la buona riuscita di un dj set. Leggere la situazione significa capire il contesto umano, geografico, culturale del posto in cui stai selezionando musica e srotolare per l’occasione il giusto tappeto musicale. Questo non vuol dire affatto compiacere a priori il pubblico che sta ascoltando la tua proposta musicale, significa aprire lo scatolone dei tuoi brani e passarlo severamente al setaccio. Un bravo dj è colui che ha una propria identità musicale; il dj di cui parlo non segue le classifiche e le charts, ma va in profondità a scoprire le gemme nascoste. Una volta in possesso delle sue carte, deve decidere quando e come giocarle. Anche il pezzo del momento, che vende milioni di copie, risulterebbe inappropriato in certe situazioni. Lo stesso vale per il brano più ricercato e originale, il quale stonerebbe se suonato in determinati contesti. E’ ovvio che la mia analisi si adatta alle caratteristiche di un dj che, come me, cerca di spaziare nei propri set in più ambiti musicali. Se un dj suona ad esempio della techno minimal e basta, sarà difficile che provi a leggere la situazione, perchè il suo campo di indagine e di possibilità risulterebbe troppo ristretto. Alcune precisazioni: quando parlo di ambiti musicali, non mi riferisco al possedere all’interno della propria collezione dischi e suoni a caso. Per quel che mi riguarda un bravo dj deve avere un filo conduttore che leghi ogni sua scelta. Spesso questi leganti vanno ricercati nella storia, piuttosto che nell’attitudine, piuttosto che in alcune caratteristiche di costruzione del brano, come ad esempio un groove di batteria molto trascinante. Una volta in possesso di questi elementi, e di una chiara visione di insieme, bisogna seguire coerentemente un proprio itinerario. Abbandonate ogni forma di pregiudizio quando selezionate la vostra musica, seguite l’istinto, il gusto, le vibrazioni. Per concludere vorrei precisare che le canzoni ‘commerciali’ non sono da considerarsi necessariamente un male. La distinzione che bisogna seguire non è quella tra underground e mainstream, ma quella tra musica buona e musica non buona. Una distinzione semplice e chiara, ma per nulla scontata.
Più il contesto è eterogeneo, disattento, disinformato, più queste regole devono essere seguite in maniera ferrea. Se riesci a far apprezzare qui in Romagna le tue selezioni musicali, puoi davvero riuscirci ovunque. Non dimenticate che qui siamo nella terra delle piadine, dei pettorali scolpiti e degli occhiali a specchio. L’interesse, la volontà di scoprire e conoscere sono davvero una rarità. Più sperimento, più studio i miei dj set, più mi faccio istintivamente delle domande. Mi chiedo se la gente capisca, ascolti, si interessi. E mi do le mie risposte, anche se queste rasentano spesso le forme più bieche di cinismo. Ma non è certo una novità. Ci sono strane condizioni per cui la gente si muove, frequenta i locali, segue le proposte di intrattenimento. E in tutta verità penso che queste condizioni non si nascondano dietro alla qualità. Nella nostra zona, ovvero il comprensorio ravennate, dove d’estate gli eventi sono abbondanti, la gente, o comunque la maggior parte di essa, non presta attenzione. Mi ci posso talvolta mettere dentro anche io, perchè sono un prodotto di questa cultura. Per questo motivo scrivevo qualche tempo fa che ho una talmente bassa considerazione della specie umana che devo sempre ri-dimensionare tutti i miei sogni. Che cosa significa? Significa che alcune professioni, come ad esempio quella del dj, per essere intraprese, necessitano di un seguito di pubblico e di un interesse tangibile. Questo è ciò che chiedono le dinamiche economiche e strutturali dei locali che ti chiamano a suonare. Se la gente non è interessata alla tua proposta, anche se sviluppata molto bene, tu non potrai mai vivere della tua passione. Riformulo: non potrai mai vivere della tua passione a meno che tu non scenda a compromessi. Premesso: i compromessi non sono necessariamente un limite se si tratta di smussare il tuo modo di suonare per adattarsi al contesto. Spesso è pure divertente avere un recinto e muoversi creativamente all’interno di esso. I compromessi di cui parlo sono quelli che snaturano il tuo modo di essere e di suonare, sono quelli che ti rendono un mero strumento subordinato alle dinamiche economiche. Quanti dj si guadagnano da vivere suonando le hit del momento nella discoteca vip di turno? Tanti, troppi per quanti bravi dj sono costretti, per guadagnarsi da vivere, a fare un altro lavoro. Da qui partono molte delle mie considerazioni su un ipotetico mondo meritocratico, scollegato alle dinamiche e ai processi economici, in cui ognuno dovrebbe fare nella vita ciò che gli riesce meglio. Un mondo ipotetico in cui io potrei suonare e basta, il mio amico Marco scrivere libri e Luca indignarsi contro i macro-sistemi globalizzati (tutto questo pagato).
Nonostante ciò sono molto sereno e continuo a perdermi, come se nulla fosse, nelle mie indagini sociali di basso livello. Cerco di comprendere posizioni diverse dalla mia parlando per ore con sconosciuti, illudo ragazzine compiacenti in chat, cercando di capire fino a che punto esse vogliano spingersi. Facendo ciò perdo di vista i collegamenti col reale e ferisco i sentimenti delle persone. E infondo sbaglio, perchè dovrei accettare la natura umana come intima e in ultima istanza incomprensibile. Ma ho come l’impressione che non ne uscirò mai.






passerò il pomeriggio a pensare all’idea di un’azienda che mi paga (magari anche bene) per antonellinare le cose.
D’accordo su tutto ed é la politica che sto sposando da un Po’ di anni a questa parte.
Bello questo post!! : ) penso che lo rileggerò per un bel po!! : )
credo sia giusto porsi domande. la natura umana sarà sempre meno comprensibile….è l’essenziale diverrà per molti un concetto molto vago e subdolo..perchè è a questo che i media ci stanno portando. Essere giusti e bravi amalgamandoci a ciò che essi ci propinano, quindi a stereotipi inventati, che cercano di dare all’ uomo ciò che vuole in quel momento…ma lo vuole davvero? credo sia tutto un condizionamento.
Cercare continuamente di capire fino a quale assurdo compromesso un uomo possa arrivare è cercare di capire dove siamo, e cercare di viverci al meglio.
Le persone che abbiamo vicino possono certo risentirne, purtroppo…ma non è uno stereotipo forse anche questo? dove c’è amore e fiducia non credo vi sia dubbio.
Ma i se..i ma…i però…che spesso sentiamo fottono tutto…il non lasciarsi completamente…vedere l’anima altrui e amarla per come è in natura credo necessiti di una forma di libertà all’interno di noi stessi non indifferente. Quella stessa libertà che ti dà l’impressione che non ne uscirai mai. forse…