Il professionista del capello

Odio l’inverno. Lo odio perchè i miei indomabili capelli vengono schiacciati e violentati da caldi copricapi di lana. E’ tempo di dare una rinfrescata al mio look, per illudermi miseramente di essere ancora sul mercato dell’amore. Sto uscendo da lavoro, e suona come una boccata d’aria fresca se non fosse per i gas di scarico degli autocarri su Frankfurter Alle. Mentre rincaso, assorto nei miei pensieri, il mio occhio si sofferma su una luccicante e sfarzosa vetrina di parrucchieri tedeschi. Sul vetro un orrendo adesivo scolorito riportante la scritta: Cut & Go. Schnitt ab 4,90 €. Senza dubbio è molto economico, peccato che questo è il classico posto in cui non entrerei mai. Infatti entro. Le luci al neon illuminano le dieci postazioni deserte. Tutte tranne una, occupata da un giovane ragazzo nordafricano che sta lottando strenuamente contro la calvizie. La parrucchiera si volta, mi osserva con sufficienza e mi intima qualcosa che non capisco affatto. Ormai ci ho fatto l’abitudine, e non le do peso. Mi tolgo la giacca, la appendo, mi siedo e attendo pazientemente il mio turno. Nella zona d’attesa tre ragazzi in devoto silenzio. Li osservo attentamente e capisco ben presto che qualcosa non quadra. Le pettinature dei suddetti, se così si possono definire le pettinature non i suddetti, sono un interessante catalogo di oscenità. Spaziano da un sobrio caschetto biondo ossigenato, ad un look temerario a chiazze maculate. Un dubbio imminente inizia a corrodermi dall’interno, ma cerco di non concretizzarlo in pensiero. Il salone del capello è pervaso da un insano silenzio, spezzato ritmicamente dall’eco delle forbici della parrucchiera. Afferro una rivista e inizio a sfogliarla, ma i pettorali scolpiti di giovani modelli tedeschi mi nauseano in meno di sei secondi. Ma ecco che dalla porta di servizio, con un volto stanco e dimesso, entra zoppicando lui, il parrucchiere. In un attimo tutti i miei pregiudizi sessuali sulla figura del parrucchiere vengono smentiti. Indossa una salopette da idraulico blu, un occhiale appannato dalla montatura antiquata, e una pettinatura che lascia intendere un sonno tormentato. Infondo si sa, il calzolaio ha sempre le scarpe bucate. Gli faccio presente che ci sono tre ragazzi che aspettano da prima di me. ‘Loro aspettano la ragazza, tu siediti qui’. Mi alzo impallidendo e mi siedo sulla poltroncina scricchiolante. Cerco di sdrammatizzare la situazione con un sorriso compiacente, ma lui lo ignora, impegnato a legarmi una orrenda mantellina con un micione al collo. Inizia a passarmi le mani tra i capelli, e lo fa con spirito indagatore, quasi alla ricerca di qualcosa. Percepisco il suo respiro teso e ansimante sfiorarmi il collo, e sento una goccia di sudore freddo attraversarmi la schiena. Sono pochi attimi, ma durano un’eternità. ‘Bene, come te li taglio?’ Gli spiego che vorrei accorciarli, mantenendo le stesse proporzioni che caratterizzano da anni il mio look posticcio. Estrae il rasoio elettrico, un paio di forbici e inizia a tagliare. La sua mano è ferma e rassicurante e contro ogni aspettativa sembra perfettamente cosciente di ciò che sta facendo. Man mano che il mio nuovo look comincia a prendere forma, la mia tensione scende e comincio a rilassarmi. Taglia, modella e rifila in religioso silenzio. Finalmente qualcuno che non fa stupide domande circostanziali; infondo il peso dell’interazione sociale forzata è uno dei fardelli più grossi che dobbiamo sopportare nella nostra vita. Odio le domande di circostanza ma nonostante ciò, ogni volta, mi trovo con le spalle al muro, obbligato dalla situazione a discorrere di metereologia con parrucchiere accondiscendenti che annuiscono ad ogni mia affermazione. Mi piacerebbe trovare la forza per introdurre argomentazioni a favore della pedo-pornografia e del nazifascismo per vedere con quanta enfasi assentirebbero alle mie abominevoli teorie. Ma la persona che si sta prendendo cura dei miei capelli in questo momento è diversa, è cosciente del fatto che l’interazione verbale non è affatto strumentale al servizio che mi sta offrendo. Sa che i nostri corpi si incrociano a Berlino tra una forbice e uno specchio e che dopo pochi minuti sarò fuori dalla sua vita, sarò un numero, sarò 4 euro e novanta del suo stipendio mensile. Ed è giusto che sia così, anche se io nutro per te sentimenti diversi. Tu che hai dato una nuova proporzione al mio cranio. Tu che hai saputo entrare in punta di piedi nella mia vita e mi hai dato ciò che volevo senza fare domande. Io non ti dimenticherò, professionista del capello.

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6 comments

  1. pensa che l’ultima volta che sono andato a tagliarmi i capelli io mi sono beccato la giovane siciliana emancipata e moralista di sinistra che è venuta a nord per svoltare e cercare l’amore ma che si era appena lasciata. Naturalmente lui era uno stronzo e lei era logorroica.

    E mi ha pure fatto un taglio da minorenne.

    Mi manchi, tu e i tuoi capelli dalla sessualità ambigua.

    Cheers

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