Gap generazionale

Gli esseri umani sono proprio strani. Stanno seduti uno di fronte all’altro, leggono svogliatamente il menù e attendono silenziosamente il loro pasto. Vorrei dirvi tante cose. La prima è che la vita è troppo breve per essere passata stancamente insieme a persone con cui non avete nulla da dire. La seconda è che la vostra assenza di comunicazione, che prima percepivo come triste e insensata, ora mi innervosisce. E’ un terribile affronto a chi è seduto da solo ad un tavolo, di fianco a voi, e morirebbe dalla voglia di comunicare con qualcuno. E’ un insulto alla solitudine o perlomeno a quelle circostanze fortuite che ci portano ad essere soli, a leggere distrattamente un libro di fronte ad una birra media. La terza cosa che vorrei dirvi è di non rinunciare mai all’amore, ammesso che sappiate cosa sia. Le circostanze contingenti che mi portano ad essere solo in luoghi di aggregazione sociale scatenano dentro di me un mare di interessanti considerazioni e mirabolanti teorie. Mi basta una serata passata con me stesso, in compagnia di un paio di birre, per riscoprirmi uno scienziato sociale un pò tenero e un pò impostore. Nella mia mente tutto fila liscio come l’olio senza un reale contraddittorio. Sono quei rari momenti di lucidità in cui ogni pezzo del puzzle viene perfettamente incasellato. In questi momenti di razionalità e buon senso, lo scienziato sociale insegna a non spostare mai il livello di analisi su se stessi; potrebbe essere l’inizio di un duro faccia a faccia. L’ultimo mese e mezzo della mia vita è stato scandito dalla parola ‘obiettivi’. Si, perchè nel frattempo mi sono appassionato di fotografia. Ma non è questo il punto. Il vero punto è che noto una gran confusione quando si parla di obiettivi.

Quando proiettiamo la nostra vita in un ipotetico futuro, non possiamo fare a meno di pensare a obiettivi e traguardi. E quando lo facciamo, veniamo spesso assaliti da una strana sensazione di disorientamento e vuoto. Uno degli errori che spesso commettiamo è quello di appiccicare al nostro quotidiano, gli obiettivi e i traguardi delle generazioni precedenti alla nostra. Quella dei nostri genitori, per intenderci. La frustrazione e il disagio della mia generazione per un presente di incertezza e precarietà, viene amplificato nel momento in cui riconosciamo nei termini di ‘stabilità’ e ‘sicurezza’ dei valori assoluti a cui ambire. Le nostre insoddisfazioni generazionali, come la mancanza di stabilità economica e la precarietà lavorativa che si riflette su quella sociale, non sono altro che un bisogno di perpetuare i modelli collettivi finora riconosciuti. Anche i nostri genitori, in maniera del tutto comprensibile, commettono i nostri stessi errori di valutazione. Si augurano per noi un futuro sereno che coincide spesso con un lavoro sicuro e un contratto a tempo indeterminato, perchè ai loro tempi questa era la prassi. Siamo così concentrati a costruire il nostro futuro su modelli socialmente accettati che non riusciamo a comprendere che la società in cui viviamo è inesorabilmente cambiata. Cambiando essa, cambiano gli obiettivi e i traguardi. E invece di riscrivere le regole del gioco, tendiamo a forzare un sistema che ha cambiato i suoi dettami. Oggi preferiamo urlare a gran voce il nostro dissenso contro una politica che dovrebbe restituirci quei valori e quelle sicurezze che abbiamo sempre sognato. Oggi ci scandalizziamo e scendiamo in piazza nella speranza che le forze politiche ci vengano in soccorso per rimettere a posto le cose. Aspettiamo un intervento dall’alto e ci annichiliamo nell’immobilismo. Daccordo, questo è il contesto nel quale viviamo, e anche io sono profondamente deluso dalle scelte di chi mi governa, ma non per questo voglio buttare il mio tempo a lamentarmi e aspettare stancamente l’arrivo del salvatore. Smettiamola di pretendere un mondo migliore senza far nulla. Iniziamo per ora a prendere confidenza con i termini ‘instabilità’ e ‘precarietà’ e cerchiamo di cavalcarli in maniera intelligente. Cerchiamo di rivalutarli in rapporto ad un mondo in continuo mutamento, in un quotidiano che ci da la possibilità di reinventarci. Forse dovremmo mettere in discussione concetti come ‘lavoro della vita’ o ‘casa di proprietà’. La parola ‘per sempre’ oggi suona vuota più che mai.

Sarò cinico e disilluso, ma credo che non abbiamo ancora gli strumenti per cambiare le cose su scala globale. Quindi iniziamo a cambiare per noi stessi, per non deprimerci nell’immobilismo di scelte fatte da altre persone. Rimbocchiamoci le maniche, facciamoci certe domande e invitiamo a cena un’altra persona.

About these ads

11 comments

  1. Sottoscrivo in pieno tutto.

    E già che sono qui e mi prudono le dita, ti dirò di più.
    A mio avviso, accettare la precarietà della vita è doveroso in generale, a prescindere dal contesto storico/generazionale, perchè è la vita in se ad essere precaria. E’ un atteggiamento, come dire, più aderente alla natura delle cose. Un lavoro a tempo indeterminato e una casa di proprietà non salvano, per fare un esempio estremo, da una malattia. Per non banalizzare dicendo che ogni azienda per cui lavori può fallire e ogni casa può crollare.

    Prendendo spunto da ciò che dici ed espandendolo, sempre secondo me, se non si vuole vivere continuamente frustrati dall’impossibilità di controllo sulla realtà, l’unica via è l’accettazione della imprevedibilità delle cose. E non è solo un modo per preservare la propria sanità mentale, è un modo più liberante di esistere. E questo vale per tutti, da sempre.

    E’ chiaro che uno stipendio fisso e una casa di proprietà ammorbidiscono la vita e smussano gli spigoli dell’esistenza. Ma in fondo non è solo quello. Non basta.

    Poi parlarne con chi è nato tra gli anni ’50 e gli anni ’60 è un altro paio di maniche. Ma non è poi nemmeno così necessario che lo capiscano loro. l’importante è che lo capiamo noi.
    Magari sta cazzo di crisi di merda porterà qualche frutto positivo. Meglio il ventenne degli anni ’10 che va in giro per l’europa e che si interroga sulla vita, che il ventenne degli anni ’80 che si ingozza di panettoni e sicurezze comodamente stravaccato nel suo divano di proprietà, no? :)

    1. Bello leggere la tua risposta. Hai centrato perfettamente il punto quando dici che è doveroso e necessario per l’essere umano accettare la precarietà della vita.
      Il sentimento dell’anti-politica di oggi, per quanto ragionevole, suona vuoto se non supportato da idee nuove e intraprendenza individuale.

  2. mi ritrovo nel pensiero che il tracollo delle “comodità” e delle sicurezze finanziarie ci porti, necessariamente, a pensare in modi nuovi, e forse anche antichi..già si intuisce in questo Natale, almeno dalle mie parti. Non vedo pacchi, vedo più gente incontrarsi per incontrarsi. Ottimo!

  3. Io non so fino a che punto concordo… quello che dici è giusto…ma non si può pensare di essere noi per primi a cavalcare termini come instabilità ecc… se poi la società per prima continua a metterti di fronte a scelte che sono una conseguenza ovvia del significato che i termini opposti si portano dietro…
    La nostra società è cambiata ma le regole che la governano restano quelle…si pensa che sia ancora quelle che vanno bene…e ognuno di noi credo che possa semplicemente cercare spazi in cui può stare a quelle regole non ancora scritte del nuovo mondo ma deve per il resto del tempo adattarsi a regole che ancora sono ancorate…
    Il popolo italiano è un popolo sostanzialmente inerme, privo di voglia di prendersi quello che vuole. le scelte dei politici sono e devono essere criticate ma senza avere l’illusione di un mondo che non può esistere, di un mondo basato su desideri e concetti astratti che materialmente non sono fattibili..il mondo non va cambiato…va migliorato e per farlo bisogna seguire regole odierne facendo man mano spazio alle nuove regole…”lavoro a vita” “casa di proprietà” sono cose che possono ancora esistere nonostante oggi la “precarietà” sia il comune denominatore delle nostre vite…si possono far convivere le due cose. Ci vuole intelligenza… ma in italia è quella la cosa che manca.

    1. Ciao Drago. Io non capisco bene la tua posizione e come l’hai articolata, soprattutto quando dici che ‘la nostra società è cambiata, ma le leggi che la governano rimangono quelle’. Il punto su cui volevo soffermarmi non era in merito alla qualità delle leggi o delle regole sociali. Ciò che affronto riguarda la natura percettiva dell’essere umano, la sua capacità di comprendere realmente il contesto sociale in cui vive. Nessuno ha parlato di ‘cambiare il mondo’, ho parlato di cambiare noi stessi, nel senso di un cambio di mentalità e di una migliore lettura delle regole della società.

      1. mi chiedi di essere chiaro.. dovresi scriverti un testo rap… forse li ci riuscirei HAHAHAHHAHA

        quello che cercavo di dire che c’è gente che magari riesce nell’intento che tu ti auguri…quindi che riesce a cambiare la sua capacità di comprendere realmente il mondo in cui vive e il suo contesto sociale…ma anche se volesse cambiare (la persona intendo) magari non può farlo poi nei fatti concreti della vita perchè le regole della società gli impongono ancora determinati comportamenti, quindi pur cambiando la sua visione delle cose a volte si è impossibilitati ad essere come si vorrebbe essere… e poi penso che questo mondo, in generale, si può migliorare :)
        spero di essere stato più chiaro… ci ho provato…

  4. Nada concordo pienamente con quello che dici. Capire la realtà sociale per cambiare sè stessi. La questione verte tutta su di noi. Fa parte della capacità di adattamento dell’essere umano trovare nuove strategie per affrontare i momenti di crisi e, perchè no, trasformarli in occasioni di maturazione. Invece sembra che la nuova generazione sia in una posizione di ristagno e blocco. Ma perchè? forse per paura dell’incertenzza e dell’imprevedibilità, o perchè è sempre stata abituata a sognare la casa della mulino bianco con la famiglia che sorride. E’ disarmante il pessimismo che c’è in giro fra i giovani, pensano solo alle incertezze che li circondano. Spero che quello che scrivi sia una provocazione per tanti. Leggere con una lente diversa la situazione, comprenderla e viverla, calandosi dentro, senza avere un piano già pronto e scritto, ma costruendo la vita passo per passo, credo possa essere già questa una realizzazione personale. La trasmissione delle norme e dei valori fra le generazioni sicuramente è fondamentale, ma va conformata alle esigenze della realtà. Secondo punto, all’inizio hai parlato di amore, ecco…estendendo un po’ il concetto di amore penso che non dobbiamo mai smettere di coltivare ciò che amiamo, di seguire i nostri interessi e le passioni più grandi, nè arrestarci perchè in quel momento le richieste del mercato sono altre. Sarebbe una meschinità solo verso noi stessi. Leggo sempre il tuo blog, stavolta non ho resistito, dovevo rispondere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...