E’ arrivata l’estate, o qualcosa che la ricorda vagamente. Il cielo ora è sereno, rannuvolato di tanto in tanto da morbide forme che ricordano elefanti non addomesticati. Talmente non addomesticati che nel giro di pochi secondi diventano lucertole, comodini, o lavori a tempo indeterminato. Dipende dal grado di immaginazione e trasporto che utilizzate nell’osservare. Io ad esempio ci vedo solo dei gran complotti nelle nuvole. Mi piace pensare che le forme che vedo non siano casuali, ma il frutto di un disegno predefinito, appoggiato discretamente sopra le nostre teste per decifrarne il messaggio. Mentre scrivo alzo gli occhi al cielo e vedo la testa di un drago, con le fauci spalancate, che insegue una motosega minuscola, una poltrona e qualche piccolo agglomerato informe che mi piace pensare siano figli di qualche politicante corrotto. Non guardo spesso il cielo, ma se lo facessi, con un pizzico di trasporto in più, potrei predire i segni della natura. Potevo predire il terremoto, scagliatosi nella mia regione con tanta inaspettata violenza da farci impallidire tutti. O quasi. Durante la prima scossa ero nel backstage del TPO di Bologna, durante l’Homework festival, che discorrevo con B Kun (Beat Inc) di quanto la scena hip hop italiana sia tristemente chiusa in se stessa. Ad un certo punto sento tremare la terra sotto i piedi e penso che i sub woofer del locale siano davvero fuori controllo. Credo per un attimo di essermi pure esaltato. Realizzo dopo poco che i bassi dell’impianto non centrano e che si tratta senza dubbio di una scossa di terremoto. Guardo le facce incredule dei presenti in un camerino che, a giudicare da quello che si respira, sembra di essere in tournè con Buju Banton. Dopo pochi minuti di insana perplessità squilla il mio telefono, è mia madre preoccupata. ‘Non so dove tu sia, ma qua c’è stato il terremoto, sono molto spaventata’. Piccola, vorrei abbracciarti e dirti che va tutto bene. Infondo come potrebbe andare male, qui c’è buona musica, l’aria è piacevolmente fresca e si respira un clima di sana partecipazione aromatizzata alla ganja. Mi congedo verso le 5.30 del mattino e cammino in direzione della mia auto in una Bologna che, per l’occasione, sembra animata da un evento di quartiere notturno. Molta gente è scesa in strada, vestita con disgustosi pigiami di lino. Rifletto. Perchè tanta trascuratezza nella scelta del pigiama? Infondo anche io, pensandoci bene, ho dei pigiami orrendi. Mi bastano una quarantina di secondi per arrivare alla triste conclusione che non esistano al mondo aziende che producono pigiami dignitosi. E anche se esistessero, lascerei l’incombenza di sceglierli per me a mia madre che da sempre provvede al mio rifornimento personale di articoli di biancheria come mutande, calzettini e pigiami. E credo di non essere il solo. Ho provato spesso ad essere indipendente ed autonomo nella scelta dei pigiami, ma al solo pensiero sento uno stridore di fondo, mi sembra in qualche modo di tradire il mio legame affettivo col nido materno. Ma che cosa diavolo sto dicendo? C’è stato un terremoto cristo, e io sono qui a pensare a come riqualificare esteticamente il concetto di pigiama? Osservo la cittadinanza che si raduna in piccoli gruppi di persone, prevalentemente anziane, che discutono dell’accaduto. Passeggiando sul marciapiede riesco a cogliere di sfuggita alcune preoccupanti affermazioni ed è come se ad un tratto le persone di fianco a me fossero state investite da raffinate nozioni di carattere sismologico. ‘A L’Aquila la scala Richter ha segnato 6,3, qui secondo me eravamo a 4,5 di magnitudo’. Ma dico io, c’hai ottantanni suonati, hai due apparecchi acustici e la dentiera e la tua spiccata sensibiltà ti fa percepire con esattezza i decimali della magnitudo? Ma le cose non cambiano nemmeno al mio rientro a casa. La mia bacheca di Twitter e Facebook è letteralmente invasa da commenti e considerazioni di persone che, con un certo stupore, scopro essere diventate all’occorrenza esperte di sismologia. Le stesse che il giorno prima, in veste di massimi esponenti di criminologia mafiosa, esponevano fantasiose teorie sull’attentato di Brindisi. Quello che mi fa sorridere spesso sono certi punti di vista di alcune persone. Mi riferisco in particolare a quello snobbismo di fondo che implica dogmaticamente prese di posizioni e tesi assolutamente fantasiose ed originalissime in pefetta linea con lo status dei personaggi in questione. Sappiate che in certi ambienti sarebbe più originale non avere un’idea talvolta o averne una assolutamente condivisa. Mi piacciono le bionde maggiorate, abbronzate e con gli occhi azzurri; di questo sto parlando. Avrei molto ancora da scrivere, e vorrei farlo con tutta la cura del caso. Vorrei raccontarvi di Ramona, di un cinquantenne senza incisivi superiori vestito da Laa Laa dei Teletubbies, e della mia nuova bicicletta a scatto fisso ma ve lo lascierò immaginare alzando lo sguardo verso le nuvole.
Freedom is O.K.
Lost in Downtown (The Beastie Boys re-works)
Swanism (EP)
The last swan (EP)
Stanze (EP)
Habitat exclusive mix
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Blaluca Mixtape
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mi sembra il dipinto di un Italia che sta cadendo a pezzi li tra quelle nuvole….
se hai davvero una bicicletta a scatto fisso ti tolgo la parola
Scusa ma i nostri progetti estivi di mobilità ecologica come pensavi che li realizzassi!?
speravo ancora coi peli sul petto ;)
Cioè fammi capire, la fixed secondo i tuoi parametri è una scelta omosessuale?
è incredibile come la gente (io per primo) abbia accettato l’azzeramento dell’estetica quando indossa il pigiama (forse è la cosa più umana che facciamo). Ma se i terremoti dovessero aumentare sono convinto che questo cambierebbe.
Luke
Teoria interessantissima Luke. Nelle zone ad alto rischio sismico gli stilisti di pigiami dovrebbero sbizzarrirsi.
ps.
Ti ho mandato una mail proprio stamattina.