Sono uno snob

Apro timidamente gli occhi tra i raggi di luce che mi colpiscono il volto, e a tastoni cerco il telefono sul comodino per vedere l’orario. Con la mano tocco inavvertitamente un piccolo contenitore di plastica contenente qualcosa di morbido e gelatinoso. Che diavolo può essere? Ricordo, è un preservativo, quello che ieri sera mi hanno regalato nello stand dove mi sono sottoposto all’etilometro. Quegli stand gestiti da volontari, persone responsabili che con spirito paternalistico ti chiedono età, peso corporeo e le tue intenzioni sul da farsi. Sono quelli che qualche anno fa intitolavano le loro campagne preventive sulle stragi del sabato sera ‘Il vero sballo è dire NO’. Cari miei, se fosse così facile e gratuito non vedo perchè dovrei spendere tanti soldi tra superalcolici e narcotrafficanti. Ricordo che ero alla festa della birra insieme ad un paio di amici in una località amena nelle campagne tra Faenza e Riolo Terme. Villa Vezzano o qualcosa del genere. Lorenzo svegliati, lavati la faccia e rimetti insieme i pezzi. Ci sono. Siamo entrati ad una festa e ci siamo accorti di essere dannatamente fuori luogo in mezzo a quelle persone. Ci siamo addirittura sentiti migliori in mezzo a quelle persone. Si certo, dietro a questa affermazione c’è uno smisurato snobbismo e presunzione dei quali sono tristemente consapevole, caratteristiche che contraddistinguono da sempre la percezione del mondo delle persone che più mi stanno vicine. La sensazione di non aver nulla da condividere con un gruppo mal assortito di persone ubriache, che condiscono il loro linguaggio, già caratterizzato da un accento eccessivamente autoctono, con parolacce e bestemmie e un approccio sociale che spazia da un ‘uè ciao bomber’ a un ‘uè sfighè ven qua’, è piuttosto evidente. La cosa non cambia quando per ribadire la propria virilità i maschi del luogo, con la brillantina tra i capelli e il petto depilato, si strattonano e prendono a pugni per gioco coi propri amici, cercando sguardi di intesa coi malcapitati passanti. Storie di divertimento e lividi; molto interessante. Gli approcci con le femmine sono una collezione di atroci volgarità che sembrano non intimidire le ragazze presenti, le quali, al contrario, sembrano molto divertite. Che bello vedere così tanti sorrisi, vorrei dirvi che mi piacerebbe fotografarvi nude mentre vi leccate e vi coprite i genitali col cd di Laura Pausini, solo per strapparvi una grande risata. Ma non lo capireste, perchè il mio accento poliglotta e la mia t shirt no logo non mi attribuiscono quella delivery necessaria per questo tipo di approccio. La colonna sonora, una sfortunata miscela delle più disparate cover degli anni 90, è nelle mani di una band, presumibilmente meridionale, che sembra a proprio agio nello spaziare tra classici della polka, al rock, alla dance anni 90. La gente grida, tira su le mani, e sembra divertirsi in un luogo in cui manca lo spazio vitale per muoversi, per respirare e per accarezzare i pochi individui con i quali persepisci una certa affinità elettiva. Respiro aria di sfida, quella tristemente finta e di facciata, per mostrare i muscoli e il testosterone al primo sguardo storto. Ricordo una scena che mi rimase impressa diversi anni fa. Vidi una rissa in cui erano coinvolte due persone. Iniziarono a litigare e ad urlarsi contro, presumibilmente per uno dei soliti motivi, come una ragazza, un bicchiere di troppo o un screzio sull’etica kantiana, e dopo poco arrivarono alle mani dandosi alcuni spintoni. Di fronte al locale, una disgustosa discoteca frequentata aspiranti tronisti, c’erano molte persone, ma nessuna sembrava seguire con interesse la scena, forse impegnate a recuperare l’autografo di qualche concorrente di un reality. I due, vedendo che attorno a loro c’era il più palese disinteresse, fecero finta di nulla, si riabbottonarono la camicia e se ne andarono ognuno per la propria strada. Io guardavo divertito la scena cercando di coglierne il contesto e le dinamiche, ma rimasi piuttosto perplesso che alla fine non successe nulla. Poi capii. Il problema del loro diverbio non era di carattere intrinseco, ma semplicemente contestuale. Era un pretesto per farsi notare e quando videro che attorno a loro nessuno li guardava, lasciarono perdere. La stessa cosa, su un piano diametralmente opposto, avviene nell’ambito del confronto verbale, quando in merito ad una discussione, due persone cercano di prevalere l’una sull’altra puntando l’accento sull’uso forbito di termini, sull’enfasi espositiva e non sulla qualità di ciò che si vuole sostenere. Come insegna la retorica Aristotelica, nel linguaggio prevale la forma alla qualità del concetto vero e proprio. In sostanza è più importante affermare se stessi di quello che si vuole sostenere. Parentesi chiusa. Il problema è che mi sento dannatamente in colpa a sentirmi diverso o addirittura migliore rispetto a centinaia di persone che si trovano a proprio agio in una situazione dalla quale vorrei subito scappare. Quello che penso è di vivere di problemi e sfumature che le altre persone non percepiscono, mi sembra di essere immerso in una piscina di indifferenza, di comportamenti insensati e qualunquismo che colgo nei microrituali sociali. Vorrei uscire da questo meccanismo mentale e smetterla di sentirmi migliore, accettando le differenze come parte della natura umana. Ci provo da mesi, ma lo sforzo è insormontabile. Sono uno snob.

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11 risposte a Sono uno snob

  1. t. scrive:

    snaturando Baudelaire, si potrebbe parlare comunque degli albatros

    :)

  2. t. scrive:

    o si dice albatri? che nome di merda…

  3. Luke scrive:

    Nada hai centrato in pieno un problema che cerco di analizzare su di me da anni. Non avrei saputo dirlo in modo migliore. Personalmente mi rifugiavo dietro al termine Nerd, ma forse snob a volte è più azzeccato. E pure disadattato o disadattabile a certe situazioni calzerebbe a pennello.

    Che roba.
    Luke

  4. sansyboy scrive:

    ok sai scrivere stile scrittore post snob contemporaneo, dai scherzo ho letto e ASCOLTATO sei in gamba

  5. f scrive:

    puntualizzo su una cosa: lo slogan “il vero sballo è dire no” sono di quelle trovate pubblicitarie dello stato no sense contro la droga ( e qui ci sarebbe da fare una lunga discussione sull’inutilità di questi messaggi e delle leggi che ci stanno dietro), come anche questa: http://www.youtube.com/watch?v=-LpxuMaeI_w. Gli “stand” in cui si fanno gli etilometri (che sono progetti del Ser.T. – perciò lo sanno bene che nulla è “facile e gratuito”) e si regalano preservativi, hanno una finalità un po’ diversa: niente morale paternalistica, nessuna aspettativa di cambiare il mondo, semplicemente evitare in primis che la gente si metta alla guida da ubriaco (perchè oltre ad essere un pericolo per lui – che è la meno, visto certi idioti che vengono al banchetto- lo è soprattutto per gli altri) e poi cercare di dare informazioni reali ed utili sulle sostanze in modo da saperle gestire su di sè ma anche, in caso di bisogno, sugli altri (il messaggio, anche se suona male, sarebbe del tipo: “drogati responsabilmente”)

  6. Max scrive:

    Al di là dell’Estetica Baudelairiana, nella quale, purtroppo, ancora mi ci ritrovo – caro amico snobbist – il trucco per rimanere a galla è quello che hai dimostrato sabato sera al RivoluFest di Borgo Rivola. Buone intenzioni di tutti ma scarsa attenzione ancora da parte di chi di musica dovrebbe masticarne un pò di più di quei personaggi da te citati e buzzurri (moriranno tutti non ne dubitare). LiveSet impeccabile, gusti affini ai miei e capacità di non perdersi d’animo anche se sotto al palco c’erano solo 5 bambini under5 che ballavano felici, i tuoi amici fotografi e io e due mie amiche che si sono innamorate di te e della tua musica. ;-) Hai fatto tutto con estrema tranquillità, celata pure dal tuo urban outfitters del ragazzo della porta accanto – Evisu solo nel retro e questo è bastato a rendere speciale una serat senza aspettative. Carini i giovanissimi che ti hanno preceduto e sulle righe il set un pò troppo funk di Scuola Furano. Hai fatto centro. Orecchie e cuore di un Miserable 42enne reduce da 30 anni di alternativesnob ed istitinti omicidi quando si trova in situazioni simili a quelle di cui parli. Un’abbraccio GBC e continua così. passa oltre e sappi che non sei il solo Snobdisfattista, qui. Siamo in molti. ;-P

    • Ciao Max,

      è un piacere leggere la tua riflessione. Ti ringrazio davvero per le cose che hai scritto sul mio conto. Arrivare alle persone come te, che cercano di entrare nel mio mondo in punta di piedi, è quello a cui ambisco.

      La prossima volta però fermami, che ne parliamo di fronte ad una birra.

      un abbraccio
      L.

  7. . scrive:

    un problema che abbiamo in diversi questo..crediamo di essere migliori…per forza..questa moltitudine di persone cieche e sorde ce lo fa credere davvero…strano però che siamo così pochi che dovrebbe essere ancor più semplice riconoscerci, e andare in contro quindi a chi ci è più affine…invece no. Ci sentiamo comunque soli, nessuno capisce davvero, nessuno coglie davvero le nostre visioni più profonde..o forse è così solo per me..ciò che mi distingue da questi giovani di cui parli è che tengo stretti i miei valori, nonostante la società e i mass media cerchino di strapparmeli via, facendomi credere che io sono la persona “strana”. Stiamo andando a finire in un crisi mondiale, una crisi di personalità, di valori, di consumi…e sembra quasi che tutti non vogliano vederlo, perciò è più importante come si veste quello, come parla, quanto è ridicolo, me stesso e solo le mie voglie e le mie ragioni. è un bel casino.

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